Il novello nasce presto, ma richiede grande precisione
- Uva intera: i grappoli non vengono subito pigiati, ma collocati in un ambiente saturo di anidride carbonica.
- Da 25 a 30 °C: è l’intervallo più usato per favorire la macerazione carbonica.
- Almeno 10 giorni: la normativa italiana stabilisce una durata minima del periodo di vinificazione.
- 40% minimo: almeno questa quota del vino deve provenire dalla macerazione carbonica per poter usare la menzione “novello”.
- Consumo giovane: è un vino fragrante, da bere senza aspettare anni di affinamento.
Il principio che rende diverso il vino novello
La differenza comincia dalla materia prima. Per la vinificazione tradizionale l’uva viene diraspata, pigiata e lasciata fermentare come mosto; nel novello, invece, i grappoli interi e integri entrano in un serbatoio chiuso, dove l’ossigeno viene sostituito dall’anidride carbonica.
In questa atmosfera povera di ossigeno gli acini avviano una particolare trasformazione interna chiamata fermentazione intracellulare. Gli zuccheri cominciano a modificarsi direttamente nella polpa, mentre la buccia cede colore e composti aromatici in modo diverso rispetto alla normale fermentazione sulle vinacce.
Il risultato è un vino generalmente rosso rubino brillante, poco tannico e caratterizzato da profumi di frutta fresca, fiori e talvolta note vinoso-speziate. Io lo apprezzo proprio per questa immediatezza: non cerca la profondità di un grande rosso da cantina, ma la piacevolezza della vendemmia recente.
La macerazione carbonica non va confusa con il semplice vino giovane. Un vino nuovo può essere prodotto con una vinificazione tradizionale e bevuto poco dopo la vendemmia; il novello, invece, deve rispettare una tecnica specifica e precise condizioni di produzione.

Dalla vendemmia alla bottiglia in poche fasi
La raccolta dei grappoli
Le uve destinate a questo vino devono arrivare in cantina sane, pulite e possibilmente poco danneggiate. La raccolta manuale è spesso preferita perché mantiene i grappoli interi, evitando che la rottura degli acini faccia partire troppo presto fermentazioni indesiderate.
Il riempimento del serbatoio
I grappoli vengono sistemati in un contenitore di acciaio e l’ambiente viene saturato con anidride carbonica alimentare. Il gas protegge l’uva dall’ossidazione e crea le condizioni necessarie per la trasformazione intracellulare. Una piccola quantità di mosto sul fondo può iniziare la fermentazione e contribuire alla produzione naturale di altra anidride carbonica.
La macerazione carbonica
La vasca resta chiusa per un periodo variabile in base al vitigno, allo stato di maturazione e allo stile desiderato. In termini pratici, la fase dura spesso da 7 a 18 giorni, mentre alcune lavorazioni possono rientrare in un intervallo più ampio, indicativamente da 5 a 20 giorni.
Durante questo periodo il produttore controlla temperatura, profumi, acidità e sviluppo degli aromi. Lasciare l’uva troppo a lungo può rendere il vino meno fresco; interrompere il processo troppo presto può invece dare un prodotto semplice e poco espressivo.
Leggi anche: Spumante brut è dolce? Zuccheri, differenze e abbinamenti
La pigiatura e la fermentazione alcolica
Terminata la macerazione, l’uva viene pigiata. Il mosto ottenuto completa la fermentazione alcolica tradizionale, durante la quale i lieviti trasformano gli zuccheri in alcol. Seguono la svinatura, eventuali travasi, la stabilizzazione e la filtrazione.
Il vino viene poi imbottigliato senza un lungo affinamento in legno. È proprio la velocità del percorso, dalla vendemmia alla bottiglia, a mantenere intatti i profumi freschi che lo rendono riconoscibile.
Tempi, temperature e regole da rispettare
La temperatura è uno dei punti più delicati. Un ambiente troppo freddo rallenta il processo e limita l’estrazione aromatica; un calore eccessivo può favorire deviazioni e perdita di fragranza. Per questo le cantine lavorano di solito intorno ai 25-30 °C, con controlli costanti.
| Fase | Indicazione pratica | Perché conta |
|---|---|---|
| Raccolta | Grappoli sani e il più possibile integri | Riduce ossidazioni e fermentazioni irregolari |
| Macerazione | Circa 7-18 giorni, spesso a 25-30 °C | Sviluppa colore e profumi fruttati |
| Vinificazione complessiva | Non meno di 10 giorni | È il limite minimo previsto dalla disciplina italiana |
| Composizione | Almeno il 40% ottenuto da uva intera in macerazione carbonica | È una condizione per la menzione “novello” |
| Commercializzazione | In genere dalle ore 0:01 del 30 ottobre | Il vino deve arrivare al consumo nello stesso anno della vendemmia |
Questo spiega perché il novello compare sul mercato per un periodo ristretto. Non è soltanto una scelta commerciale legata all’autunno, ma l’effetto di una produzione pensata per essere terminata e consumata in tempi molto brevi.
Che cosa cambia nel bicchiere e a tavola
Un novello ben riuscito ha profumi netti di ciliegia, lampone, fragola e violetta, un colore vivace e una struttura leggera o media. In bocca deve essere morbido, fresco e scorrevole, senza l’astringenza aggressiva che spesso segnala uve non equilibrate o una gestione poco precisa della fermentazione.
Lo servirei a una temperatura di circa 12-14 °C, leggermente più fresco rispetto a molti rossi tradizionali. Non lo lascerei respirare per ore: una breve ossigenazione è sufficiente, perché il suo pregio principale è la fragranza immediata.
A tavola funziona bene con castagne, salumi, taglieri di formaggi non troppo stagionati, primi piatti con funghi e carni bianche. Nel menu di una pizzeria lo abbinerei a una pizza con salsiccia, funghi o radicchio, evitando condimenti troppo piccanti e sapori molto affumicati che coprirebbero la delicatezza del vino.
Una bottiglia aperta va consumata rapidamente e conservata in frigorifero, ben richiusa, per non perdere i profumi fruttati. Io eviterei di acquistarlo con l’idea di conservarlo per anni: anche quando il vino è ben fatto, la sua forza sta nella freschezza dell’annata, non nell’invecchiamento.
Il modo più semplice per riconoscere un novello ben fatto
Quando scelgo una bottiglia, controllo prima di tutto l’annata e la denominazione riportata in etichetta. Cerco un colore brillante, profumi puliti e un gusto fresco; se prevalgono note di aceto, solvente o frutta cotta, il vino potrebbe aver subito ossidazioni o una conservazione poco attenta.
La domanda “come si fa il vino novello” porta quindi a una risposta precisa: si parte da grappoli interi, si lavora in atmosfera di anidride carbonica, si controllano temperatura e durata della macerazione e si imbottiglia poco dopo la vendemmia. È un vino stagionale, semplice solo in apparenza, che dà il meglio quando lo si beve giovane e lo si porta in tavola accanto ai sapori dell’autunno.
