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Come si fa il vino novello e come servirlo al meglio

Isabella Ferraro 13 luglio 2026
Due calici di vino rosso e grappoli d'uva su una botte. Un'immagine che evoca il processo di come si fa il vino novello.

Indice

Quando arriva l’autunno, il vino novello porta nel bicchiere il profumo della vendemmia appena conclusa. La sua produzione si basa sulla macerazione carbonica dell’uva intera, una tecnica rapida che regala vini freschi, fruttati e pronti da bere in poche settimane. Vediamo come nasce, quali sono i tempi reali, che cosa cambia rispetto a un vino nuovo e come servirlo al meglio.

Il novello nasce presto, ma richiede grande precisione

  • Uva intera: i grappoli non vengono subito pigiati, ma collocati in un ambiente saturo di anidride carbonica.
  • Da 25 a 30 °C: è l’intervallo più usato per favorire la macerazione carbonica.
  • Almeno 10 giorni: la normativa italiana stabilisce una durata minima del periodo di vinificazione.
  • 40% minimo: almeno questa quota del vino deve provenire dalla macerazione carbonica per poter usare la menzione “novello”.
  • Consumo giovane: è un vino fragrante, da bere senza aspettare anni di affinamento.

Il principio che rende diverso il vino novello

La differenza comincia dalla materia prima. Per la vinificazione tradizionale l’uva viene diraspata, pigiata e lasciata fermentare come mosto; nel novello, invece, i grappoli interi e integri entrano in un serbatoio chiuso, dove l’ossigeno viene sostituito dall’anidride carbonica.

In questa atmosfera povera di ossigeno gli acini avviano una particolare trasformazione interna chiamata fermentazione intracellulare. Gli zuccheri cominciano a modificarsi direttamente nella polpa, mentre la buccia cede colore e composti aromatici in modo diverso rispetto alla normale fermentazione sulle vinacce.

Il risultato è un vino generalmente rosso rubino brillante, poco tannico e caratterizzato da profumi di frutta fresca, fiori e talvolta note vinoso-speziate. Io lo apprezzo proprio per questa immediatezza: non cerca la profondità di un grande rosso da cantina, ma la piacevolezza della vendemmia recente.

La macerazione carbonica non va confusa con il semplice vino giovane. Un vino nuovo può essere prodotto con una vinificazione tradizionale e bevuto poco dopo la vendemmia; il novello, invece, deve rispettare una tecnica specifica e precise condizioni di produzione.

Raccolta uva per vino novello come si fa. Mani guantate tagliano grappoli verdi in un cesto di vimini.

Dalla vendemmia alla bottiglia in poche fasi

La raccolta dei grappoli

Le uve destinate a questo vino devono arrivare in cantina sane, pulite e possibilmente poco danneggiate. La raccolta manuale è spesso preferita perché mantiene i grappoli interi, evitando che la rottura degli acini faccia partire troppo presto fermentazioni indesiderate.

Il riempimento del serbatoio

I grappoli vengono sistemati in un contenitore di acciaio e l’ambiente viene saturato con anidride carbonica alimentare. Il gas protegge l’uva dall’ossidazione e crea le condizioni necessarie per la trasformazione intracellulare. Una piccola quantità di mosto sul fondo può iniziare la fermentazione e contribuire alla produzione naturale di altra anidride carbonica.

La macerazione carbonica

La vasca resta chiusa per un periodo variabile in base al vitigno, allo stato di maturazione e allo stile desiderato. In termini pratici, la fase dura spesso da 7 a 18 giorni, mentre alcune lavorazioni possono rientrare in un intervallo più ampio, indicativamente da 5 a 20 giorni.

Durante questo periodo il produttore controlla temperatura, profumi, acidità e sviluppo degli aromi. Lasciare l’uva troppo a lungo può rendere il vino meno fresco; interrompere il processo troppo presto può invece dare un prodotto semplice e poco espressivo.

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La pigiatura e la fermentazione alcolica

Terminata la macerazione, l’uva viene pigiata. Il mosto ottenuto completa la fermentazione alcolica tradizionale, durante la quale i lieviti trasformano gli zuccheri in alcol. Seguono la svinatura, eventuali travasi, la stabilizzazione e la filtrazione.

Il vino viene poi imbottigliato senza un lungo affinamento in legno. È proprio la velocità del percorso, dalla vendemmia alla bottiglia, a mantenere intatti i profumi freschi che lo rendono riconoscibile.

Tempi, temperature e regole da rispettare

La temperatura è uno dei punti più delicati. Un ambiente troppo freddo rallenta il processo e limita l’estrazione aromatica; un calore eccessivo può favorire deviazioni e perdita di fragranza. Per questo le cantine lavorano di solito intorno ai 25-30 °C, con controlli costanti.

Fase Indicazione pratica Perché conta
Raccolta Grappoli sani e il più possibile integri Riduce ossidazioni e fermentazioni irregolari
Macerazione Circa 7-18 giorni, spesso a 25-30 °C Sviluppa colore e profumi fruttati
Vinificazione complessiva Non meno di 10 giorni È il limite minimo previsto dalla disciplina italiana
Composizione Almeno il 40% ottenuto da uva intera in macerazione carbonica È una condizione per la menzione “novello”
Commercializzazione In genere dalle ore 0:01 del 30 ottobre Il vino deve arrivare al consumo nello stesso anno della vendemmia
La normativa prevede inoltre che la menzione sia riservata ai vini DOP e IGP per i quali la tipologia novello è prevista dal disciplinare. La Gazzetta Ufficiale indica anche un titolo alcolometrico totale minimo di 11% vol. e stabilisce che il prodotto venga confezionato entro il 31 dicembre dell’annata di riferimento.

Questo spiega perché il novello compare sul mercato per un periodo ristretto. Non è soltanto una scelta commerciale legata all’autunno, ma l’effetto di una produzione pensata per essere terminata e consumata in tempi molto brevi.

Che cosa cambia nel bicchiere e a tavola

Un novello ben riuscito ha profumi netti di ciliegia, lampone, fragola e violetta, un colore vivace e una struttura leggera o media. In bocca deve essere morbido, fresco e scorrevole, senza l’astringenza aggressiva che spesso segnala uve non equilibrate o una gestione poco precisa della fermentazione.

Lo servirei a una temperatura di circa 12-14 °C, leggermente più fresco rispetto a molti rossi tradizionali. Non lo lascerei respirare per ore: una breve ossigenazione è sufficiente, perché il suo pregio principale è la fragranza immediata.

A tavola funziona bene con castagne, salumi, taglieri di formaggi non troppo stagionati, primi piatti con funghi e carni bianche. Nel menu di una pizzeria lo abbinerei a una pizza con salsiccia, funghi o radicchio, evitando condimenti troppo piccanti e sapori molto affumicati che coprirebbero la delicatezza del vino.

Una bottiglia aperta va consumata rapidamente e conservata in frigorifero, ben richiusa, per non perdere i profumi fruttati. Io eviterei di acquistarlo con l’idea di conservarlo per anni: anche quando il vino è ben fatto, la sua forza sta nella freschezza dell’annata, non nell’invecchiamento.

Il modo più semplice per riconoscere un novello ben fatto

Quando scelgo una bottiglia, controllo prima di tutto l’annata e la denominazione riportata in etichetta. Cerco un colore brillante, profumi puliti e un gusto fresco; se prevalgono note di aceto, solvente o frutta cotta, il vino potrebbe aver subito ossidazioni o una conservazione poco attenta.

La domanda “come si fa il vino novello” porta quindi a una risposta precisa: si parte da grappoli interi, si lavora in atmosfera di anidride carbonica, si controllano temperatura e durata della macerazione e si imbottiglia poco dopo la vendemmia. È un vino stagionale, semplice solo in apparenza, che dà il meglio quando lo si beve giovane e lo si porta in tavola accanto ai sapori dell’autunno.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

La macerazione carbonica dura spesso da 7 a 18 giorni, anche se alcune lavorazioni rientrano in un intervallo indicativo da 5 a 20 giorni. La temperatura più usata è compresa tra 25 e 30 °C. La vinificazione complessiva deve durare almeno 10 giorni.

Il vino novello nasce da una tecnica specifica, con grappoli interi immersi in un’atmosfera satura di anidride carbonica e sottoposti a fermentazione intracellulare. Un vino nuovo, invece, può essere prodotto con la vinificazione tradizionale e semplicemente consumato poco dopo la vendemmia.

Almeno il 40% del vino deve provenire da uva intera sottoposta a macerazione carbonica. La menzione è riservata ai vini DOP e IGP previsti dai rispettivi disciplinari, con un titolo alcolometrico totale minimo dell’11% vol. Il prodotto deve essere commercializzato nello stesso anno della vendemmia e confezionato entro il 31 dicembre.

Va servito fresco, intorno ai 12-14 °C, con una breve ossigenazione. Si abbina bene a castagne, salumi, formaggi non troppo stagionati, funghi, carni bianche e pizze con salsiccia, funghi o radicchio. Dopo l’apertura va richiuso, conservato in frigorifero e consumato rapidamente.

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Autor Isabella Ferraro
Isabella Ferraro
Mi chiamo Isabella Ferraro e da 14 anni dedico il mio tempo e la mia passione alla scoperta e alla condivisione dei sapori autentici della cucina italiana, con un occhio di riguardo per la pizza, i primi piatti e i dolci. Ho iniziato questo percorso quasi per caso, ma ben presto la curiosità si è trasformata in un amore profondo per la tradizione culinaria del nostro paese. Mi piace esplorare le origini delle ricette, capire le tecniche che rendono un piatto indimenticabile e, soprattutto, rendere accessibili anche i concetti più complessi a chiunque voglia cimentarsi ai fornelli. Il mio obiettivo è offrire contenuti chiari, accurati e sempre aggiornati, basati su un’attenta ricerca e sul confronto di diverse fonti, per aiutarvi a portare in tavola il meglio della nostra gastronomia.

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